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Tempo totale 5.30 ore

Difficoltà      molto difficile

Dislivello       1.500 metri in salita

Periodo          giugno -ottobre

Itinerario grandioso e di soddisfazione, nonostante le difficoltà. Faticoso per diversi saliscendi, permette però di godere di panorami immensi e spettacolari vedute del Gruppo del Catinaccio.

Da tempo desideravo fare questo giro e finalmente ho trovato la persona giusta per condividere questa grande sfaticata. Una mattina di agosto siamo partiti alla volta del Lago di Antermoia, un laghetto di origine glaciale che si trova nel cuore della catena del Catinaccio a mt 2.501 sul livello del mare.

Il mio compagno Leo e’ un ciclista esperto ben allenato, come lo sono io.

Siamo partiti dall’Hotel Aurora alle 8.30 di mattina, volutamente presto in modo da non trovare troppa gente lungo il sentiero che avremmo dovuto percorrere.

Abbiamo pedalato lungo la statale delle Dolomiti da Alba fino all’altezza di Mazzin (si puo’ fare anche il sentiero del bosco sulla sinistra del torrente Avisio. A Mazzin abbiamo svoltato a destra per imboccare la piccola stradina sterrata che da Mazzin porta sul primo tornante della strada del Gardeccia, appena dopo alla frazione di Moncion.

Qui la strada inizia a salire senza tregua fino a raggiungere i 2.700 mt del Passo Antermoia. Durante questo lungo tratto non ci sono discese e le parti pianeggianti sono molto corte.

Da Moncion fino a quasi il rifugio Gardeccia la strada e’ asfaltata, ma presenta pendenze dal 10% al 18-19%. Abbiamo affrontato questa salita in modo costante ma lento sapendo cosa ci aspettava piu’ avanti e cercando di risparmiare un po’ di energia.

Dopo il Gardeccia, dove si trova anche il rifugio omonimo, la nostra meta era il rifugio Vajolet. Da la’ in poi era tutto sterrato. Il sentiero inizia con un tratto molto impegnativo, ma si riesce a “rifiatarsi” perche’ spiana per un po’. Dopodiche’ sale ritto fino ai primi rifugi. Qui il cuore va in soglia ed anche oltre se non vuoi appoggiare i piedi a terra! Chi non riesce a fare questo tratto e’ meglio che giri la bike e torni indietro: da qui in poi la salita diventa ancora più dura. Il tratto dal Rifugio Vajolet al rifugio Principe e’ molto ripido e spesso sconnesso; qualche volta siamo stati costretti a mettere il piede a terra. Io personalmente, arrivato sotto il rifugio Principe, avevo le gambe dure come le rocce che ci circondavano! Ma lo spettacolo che ci attendeva al rifugio e la felicita’ per essere riusciti ad arrivare lassu’ ci ripagava delle nostre fatiche. Ogni tanto ci guardavamo indietro per vedere la strada che avevamo percorso e ci sembrava quasi impossibile di essere riusciti in un impresa cosi’ grande e impegnativa.

Al rifugio Principe, dopo una breve pausa e qualche foto, ci siamo caricati la bici in spalla e in venti minuti di cammino in salita, siamo giunti in vetta al passo Antermoia (Cima Coppi di questo giro) a 2.700 mt di altitudine. Da qui il panorama a 360° è fantastico: si puo’ ammirare il Gruppo del Catinaccio con le Torri del Vajolet, la zona di Valbona e del Principe, il Molignon, il Larsec con le Cime Scalieret (2889 m), del Larsec (2889 m) e di Lausa (2876 m) e dietro di noi in lontananza addirittura la parete Sud della Marmolada.

La discesa verso il Lago di Antermoia non e’possibile farla in bici. Riusciamo a montare in sella solo all’inizio del piano della vallata dell’Antermoia. Il paesaggio è sempre incantevole: rocce ovunque, quasi un paesaggio lunare, dove solo ogni tanto si scorgono dei fiori, per altro bellissimi, come i “non ti scordar di me”. Dopo una pedalata di alcuni minuti si giunge all’omonimo laghetto con acqua limpida e cristallina. Scattiamo alcune foto e poi ci spoglìamo velocemente per tuffarci dentro! L’acqua e’ gelida ma dopo una faticaccia del genere e’ molto piacevole! Dopo una breve nuotata ci rivestiamo e siamo carichi per affrontare la discesa.

Vicino al Lago di Antermoia c’è il Rifugio Antermoia dove ci si puo’ fermare a bere o mangiare qualcosa. Per arrivare al Passo di Dona c’e’ ancora un po’ di salita, ma niente in confronto a quella fatta precedentemente. Dopo pochi minuti eravamo in cima.

Anche qui la discesa non e’ molto bella e in alcuni tratti dobbiamo scendere dalla bici. Dal Passo di Dona il panorama e’ molto diverso: e’ tutto prato verde rispetto al pietrisco di prima. Riusciamo a scorgere la parte alta della Val Duron, il rifugio Sassopiatto e parte del gruppo del Sassolungo, del Sella e del Pordoi.

Ad un certo punto si arriva ad un bivio dove si ha la scelta di andare a destra per la Val di Dona oppure diritto per la Val Duron. Noi abbiamo optato per la discesa in Val Duron perche’ volevamo scendere a Campitello, ma non lo consiglio perche’ la discesa dal bivio fino ad arrivare in Val Duron e’ impraticabile con la bici. La Val di Dona invece si sarebbe potuta percorrere tutta in sella, pur essendo ripida e per biker che non hanno paura, sbucando o a Mazzin o a Fontanazzo.

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